martedì 30 giugno 2009

Indovina chi viene a cena....

Un incontro carbonaro tra il premier, Alfano, Ghedini e due giudici della Corte Costituzionale. Per parlare di giustizia. Ma sullo sfondo c'è anche l'immunità di Berlusconi.

Le auto con le scorte erano arrivate una dopo l'altra poco prima di cena. Silenziose, con i motori al minimo, avevano imboccato una tortuosa traversa di via Cortina d'Ampezzo a Roma dove, dopo aver percorso qualche tornante, si erano infilate nella ripida discesa che portava alla piazzola di sosta di un'elegante palazzina immersa nel verde. Era stato così che in una tiepida sera di maggio i vicini di casa del giudice della Corte costituzionale Luigi Mazzella, avevano potuto assistere al preludio di una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzanti riunioni, organizzate dal governo Berlusconi. Un incontro privato tra il premier e due alti magistrati della Consulta, ovvero l'organismo che tra poche settimane dovrà finalmente decidere se bocciare o meno il Lodo Alfano: la legge che rende Silvio Berlusconi improcessabile fino alla fine del suo mandato.

Del resto che quello fosse un appuntamento particolare, gli inquilini della palazzina lo avevano capito da qualche giorno. Ilva, la moglie di Mazzella, aveva chiesto loro con anticipo di non posteggiare autovetture davanti ai garage. "Non stupitevi se vedrete delle body-guard e se ci sarà un po' di traffico, abbiamo ospiti importanti...", aveva detto la signora Mazzella alle amiche. Così, stando a quanto 'L'espresso' è in grado ricostruire, a casa del giudice si presentano Berlusconi, il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. Con loro arriva anche un altro collega di Mazzella, la toga Paolo Maria Napolitano, eletto alla Consulta nel 2006, dopo essere stato capo dell'ufficio del personale del Senato, capo gabinetto di Gianfranco Fini nel secondo governo Berlusconi e consigliere di Stato.

Più fonti concordano nel riferire che uno degli argomenti al centro della riunione è quello delle riforme costituzionali in materia di giustizia. Sul punto infatti Berlusconi e Mazzella la vedono allo stesso modo. Non per niente il giudice padrone di casa è stato, per scelta del Cavaliere, prima avvocato generale dello Stato e poi, nel 2003, ministro della Funzione pubblica, in sostituzione di Franco Frattini, volato a Bruxelles come commissario europeo. Infine l'elezione alla Consulta a coronamento di una carriera di successo, iniziata negli anni Ottanta, quando il giurista campano militava in un partito non certo tenero con i magistrati, come il Psi di Bettino Craxi (ma lui ricorda di aver mosso i primi passi al fianco dell'avversario di Craxi, Francesco De Martino), diventando quindi collaboratore e capo di gabinetto di vari ministri, tra cui il suo amico liberale Francesco De Lorenzo (all'epoca all'Ambiente), poi condannato e incarcerato per le mazzette incassate quando reggeva il dicastero della Sanità.

La cena dura a lungo. E a tenere banco è il presidente del Consiglio. Berlusconi sembra un fiume in piena e ripropone, tra l'altro, ai presenti una sua vecchia ossessione: quella di riuscire finalmente a riformare la giustizia abolendo di fatto i pubblici ministeri e trasformandoli in "avvocati dell'accusa".

L'idea, con Mazzella e Napolitano, sembra trovare un terreno particolarmente fertile. Il giudice padrone di casa non ha mai nascosto il suo pensiero su come dovrebbero funzionare i tribunali. Più volte Mazzella, come hanno in passato scritto i giornali, ha ipotizzato che la funzione di pm fosse svolta dall'avvocatura dello Stato. Solo che durante l'incontro carbonaro l'alto magistrato si trova a confrontarsi con uno che, in materia, è ancora più estremista di lui: il plurimputato e pluriprescritto presidente del Consiglio. E il risultato della discussione, a cui Vizzini, Alfano e Letta assistono in sostanziale silenzio, sta lì a dimostrarlo.

'L'espresso' ha infatti potuto leggere una bozza di riforma costituzionale consegnata a Palazzo Chigi un paio di giorni dopo il vertice. Una bozza che adesso circola nei palazzi del potere ed è anche arrivata negli uffici del Senato in attesa di essere trasformata in un articolato e discussa. Si tratta di quattro cartelle, preparate da uno dei due giudici, in cui viene anche rivisto il titolo quarto della carta fondamentale, quello che riguarda l'ordinamento della magistratura. Nove articoli che spazzano via una volta per tutte gli 'odiati' pubblici ministeri che dovrebbero essere sostituiti da funzionari reclutati anche tra gli avvocati e i professori universitari.

Per questo è previsto che nasca un nuovo Consiglio superiore della magistratura (Csm) aperto solo ai giudici, presieduto sempre dal presidente della Repubblica, ma nel quale entrerà di diritto il primo presidente della Corte di cassazione, escludendo invece il procuratore generale degli ermellini.

L'obiettivo è evidente. Impedire indagini sui potenti e sulla classe politica senza il placet, almeno indiretto, dell'esecutivo. Del resto il progetto di Berlusconi di incrementare l'influenza della politica in tutti i campi riguardanti direttamente o indirettamente la giustizia trova conferma anche in altri particolari. Per il premier va rivisto infatti pure il modo con cui vengono scelti i giudici della Corte costituzionale aumentando il peso del voto del parlamento. Anche la riforma della Consulta è un vecchio pallino di Mazzella.

Nei primissimi anni '90 il giurista, quando era capogabinetto del ministro delle Aree urbane Carmelo Conte, aveva tentato di sponsorizzare con un articolo pubblicato da 'L'Avanti' l'elezione a presidente della Corte dell'ex ministro della Giustizia Giuliano Vassalli e aveva lanciato l'idea di modificare la Carta per affidare direttamente al capo dello Stato il compito di sceglierne in futuro il presidente.

Allora i giudici non l'avevano presa bene. Da una parte, il pur stimatissimo Vassali, era appena entrato a far parte della Consulta e se ne fosse diventato il numero uno per legge avrebbe ricoperto quell'incarico per nove anni. Dall'altra una modifica dell'articolo 135 della Costituzione avrebbe finito per far aumentare di troppo il peso del presidente della Repubblica che già nomina cinque giudici. Per questo era stato ricordato polemicamente proprio dagli alti magistrati che stabilire una continuità tra Quirinale e Consulta era pericoloso. Perché la Corte costituzionale è l'unico giudice sia dei reati commessi dal capo dello Stato (alto tradimento e attentato alla Costituzione), sia dei conflitti che possono sorgere tra i poteri dello Stato, presidenza della Repubblica compresa. Altri tempi. Un'altra Repubblica. E un'altra Corte costituzionale.

Oggi, negli anni dell'impero Berlusconi, un imputato che fonda buona parte del proprio futuro politico sulle decisioni della Corte, che dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano, può persino trovare due dei suoi componenti disposti a discutere segretamente a cena con lui delle fondamenta dello Stato. E lo fa sapendo che non gli può accadere nulla. Al contrario di quelli dei tribunali, le toghe della Consulta, non possono ovviamente essere ricusate. E dalla loro decisione passerà la possibilità o meno di giudicare il premier nei processi presenti e futuri. A partire dal caso Mills e dal procedimento per i fondi neri Mediaset.

Un altro Emilio...ma sempre comunque un fedele


Il presidente del Consiglio non sarà interrogato nell'ambito dell'inchiesta di Bari. Parola del procuratore di Bari Emilio Marzano, il quale spiega che «convocare Silvio Berlusconi al momento è un'ipotesi astratta». Al centro del'inchiesta di Bari vi è l'imprenditore Gianpaolo Tarantini, indagato per induzione alla prostituzione. «È costume di questo ufficio sentire le persone quando sono essenzialmente indispensabili per chiudere le indagini e allo stato non è ravvisabile questa situazione», sottolinea il procuratore a proposito della possibilità di convocare il premier. Una possibilità su cui si era invece mostrato possibilista nei giorni scorsi il procuratore aggiunto Marco Dinapoli. Rispondendo ai giornalisti, Marzano ha ribadito: «Chiamiamo solo chi è necessario sentire e al momento non pare che ci sia la necessità di sentire Berlusconi».

Inchiesta di Bari: politica o gossip? - «L'inchiesta di Bari è politica o gossip?» La domanda è stata posta dal settimanale Tv Sorrisi e Canzoni, diretto da Alfonso Signorini e in edicola domani, ai sette direttori dei tg nella rubrica 'I magnifici 7'.
Secondo Augusto Minzolini, alla guida del Tg1, «la vera inchiesta di Bari riguarda la malasanità, 700 milioni di euro di appalti rubati alle tasche degli italiani. Questa è politica. Ma i media ammalati di gossip prediligono la escort-story». La accosta al gossip il direttore del Tg3 Antonio di Bella: «E Lewinsky/Clinton, e Sarko/Rachida? Il confine è ormai labile. Ma se c'è un'inchiesta della procura, l'unica cosa da fare è mandare un inviato sul posto e valutare se quel che ha raccolto ha interesse pubblico o no». L'inchiesta di Bari è un po' gossip e un po' politica per Clemente J. Mimun del Tg5: «È un mix. Difficile non notare che non si parli più dell'ipotesi tangenti sugli appalti sanitari in una Regione, la Puglia, governata dalla sinistra, ma solo di signorine ingaggiate per feste nelle case di personaggi influenti, residenze del premier comprese. Il Tg5 ha parlato di tutto». Senza mezzi termini il numero uno del Tg4, Emilio Fede, parla della «azione di una muta di cani famelici non sono degni nè del gossip, nè della politica, nè di una società civile. Schegge impazzite». Giorgio Mulè, direttore di Studio Aperto, difende Berlusconi e spiega: «È un'inchiesta che viene, allo stato, usata per fini politici nel tentativo di indebolire e offuscare l'immagine di Berlusconi. Per fare questo, giornali che hanno fatto del rigore la loro bandiera hanno temporaneamente ammainato il vessillo cedendo al gossip più becero». Di semplice 'politica' parla Antonello Piroso, Tg La7: «Politica, ahimè. Perchè lambisce un politico. Se in un'intercettazione un soggetto parla di ragazze da lui pagate per andare a feste a casa del premier, non può che essere così. Ricordando però che il premier non è indagato. E che chi lo vuole battere lo deve fare sul terreno della politica, e non del gossip». Esclude si tratti sia di politica sia di pettegolezzo Emilio Carelli, direttore di Sky Tg24: «Nè l'uno nè l'altro. Si tratta semplicemente di un'inchiesta giudiziaria che per il suo contenuto può avere risvolti di gossip e che impatta sulla politica italiana nel momento in cui riguarda anche il presidente del Consiglio».

lunedì 29 giugno 2009

Un ringraziamento per la loro partecipazione

Don Livio rivolge il suo personale ringraziamento dal profondo del cuore a tutti i morti del terremoto in Abruzzo "per aver partecipato cosi bene nella settimana santa alla sofferenza di Nostro Signore Gesù Cristo"......una partecipazione stupenda vissuta fino alla morte

Grazie a Lei Don Livio!

Difenderò Silvio....

Se solo avesse saputo....

L'amore di una moglie....


PROPOSTA DI LEGGE
d’iniziativa del deputato LUSSANA


Prendo spunto dall’articolo pubblicato sul blog di beppegrillo.it
per qualche pensiero sulla proposta di legge d’iniziativa del deputato Lussana
“Nuove disposizioni per la tutela del diritto all’oblio
su internet in favore delle persone gia` sottoposte a
indagini o imputate in un processo penale”

Ma partiamo dall’inizio…
Cos’è il diritto all’oblio:
Il Diritto all’oblio è stato recepito da tempo dalla legislazione italiana. In pratica la legge prevede che un individuo che abbia commesso un reato, una volta che l’opinione pubblica ne sia stata correttamente informata e il reo abbia scontato la pena, al fine di favorirne il reinserimento nella società, si obbligano gli organi di stampa o chiunque voglia tentare di rievocarne i reati commessi a non renderli più noti.

Su questo diritto potrebbe aprirsi un lungo e interessante dibattito ma non è questo il momento e l’interesse di questi pensieri, ma bensì alla proposta di legge del deputato Lussana , di seguito riporto solo alcune righe dell’intero articolo di Marco Travaglio che potrete comunque vedere e leggere nella sua completezza qui

Cosa propone il deputato Lussana:
L’art. 1 recita così: Salvo che risulti il consenso scritto dell’interessato, non possono essere diffusi o mantenuti immagini e dati, anche giudiziari, che consentono, direttamente o indirettamente, l’identificazione della persona già indagata o imputata nell’ambito di un processo penale, sulle pagine internet liberamente accessibili dagli utenti o attraverso i motori di ricerca esterni al sito in cui tali immagini o dati sono contenuti. E in base alla gravità dei delitti commessi, si decide per quanto tempo la fedina penale del reo può essere consultabile su Internet
( mi raccomando leggete tutta la proposta di legge è molto molto interessante)


Se questa proposta dovesse mai essere approvata e divenire legge a tutti gli effetti sarebbe un ulteriore bavaglio alla libera informazione, al diritto all’informazione di ognuno di noi, dato che obbliga tutti i gestori di siti internet, blog ecc..ecc.. dopo un certo periodo di tempo a rimuovere le informazioni riguardanti una persona indagata, imputata o condannata nell’ambito di un processo penale dopo un determinato lasso di tempo…… ma perché tutto questo…io non dico che una persona che ha scontato la sua pena per un reato a cui è stata condannata non debba avere la possibilità di re-inserirsi nelle società a tutti gli effetti e sotto tutti gli aspetti che non si debba sapere quello che ha fatto questo non mi sembra giusto…..
Ma verrebbe anche da chiedersi da dove nasce , per cosi dire, “l’esigenza” di questa proposta di legge …beh una nota di cronaca che deve far pensare potrebbe essere questa:

Carolina Lussana (Bergamo, 9 novembre 1971) è una politica italiana
Laureata in giurisprudenza, avvocato, fa parte della Lega Nord ed è stata eletta deputato nel 2001
Nel settembre 2007 ha sposato il parlamentare del PDL Giuseppe Galati.

Ma che informazione è questa sottolineata e portata in evidenza gossip????
Potrebbe ma leggiamo qualcosa su Giuseppe Galati:
Giuseppe Galati detto Pino (Catanzaro, 13 luglio 1961) è un politico italiano.

Biografia
Figlio di un notaio, avvocato e giornalista pubblicista, è stato vice presidente della Sacal (Società di gestione dell'aeroporto Lamezia Terme) e membro del movimento politico giovanile della Democrazia Cristiana, nel quale ha ricoperto diversi ruoli di responsabilità.
Il suo nome è emerso alle cronache soprattutto per essere stato accusato di essere uno dei protagonisti, insieme ad Emilio Colombo e Gianfranco Miccichè, dell'inchiesta-scandalo sul giro di droga e prostituzione nella "Roma Bene"
e risultando dalle indagini come consumatore abituale di cocaina

Queste informazioni che riguardano il deputato Galati Giuseppe sono state tratte dal sito Wikipedia ma la pagina ad oggi non è piu disponibile perche il deputato ha portato avanti una controversia contro wikipedia e alcuni giornalisti accusandoli di pubblicare ingiustamente informazioni diffamatorie nei suoi confronti

Ma allora non è che per caso il deputato Lussana è cosi interessata a questa proposta di legge perché il marito è “incappato” in questa vicenda che forse lo vede come consumatore abituale di cocaina??? Una proposta di legge per difendere il diritto di tutti i cittadini o per difendere prima di tutto il marito i famigliari e la classe politica coinvolta in vicende giudiziare????

Quando si dice l’amore di una moglie……..

"La legge non è uguale per tutti"



Questa è la spiegazione di Castelli per "giustificare" il lodo Alfano.....
Grazie Castelli avevo proprio bisogno di questo chiarimento per poter avere ancora piu chiaro il motivo per cui vorrei mandarvi tutti via dal parlamento....grazie ancora

...Meglio un cattivo Cristiano Cattolico che un Ateo …….

Sul “Il Giornale”del 29/06/2009 c’è un’ intervista a Don Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria il riporto di seguito alcune domande e risposte nel intervista a lui rivolte:

Chi è più attento ai valori cristiani, destra o sinistra?
«Il centrodestra perché nelle sue file ci sono più cattolici. A sinistra la loro presenza è poco incisiva».”
Le filippiche di don Sciortino su Famiglia cristiana?
«Non le condivido. Sono il primo ad auspicare maggiore sobrietà negli uomini pubblici. Ma non accetto che si usi il pretesto della vita privata per attacchi politici»”

A questo punto vorrei tanto fare io un paio di domande a don Livio Fanzagna:
- Meglio essere della parte di chi si professa Cristiano Cattolico ma poi va con le prostitute o con chi non ci va?
- Meglio una parte con tanti falsi Cristiani che una controparte atea o con Cristiani pochi incisivi ma “pulita”?

Forse qualcuno potrebbe obbiettare sulla definizione di falso cristiano, beh io ritengo un falso cristiano uno che si professa tale ma poi razzola male, ma forse una definizione piu appropriata con la quale Don Livio Fanzagna potrebbe anche essere d’accordo un Cristiano peccatore.

Vorrei poi obbiettare sulla frase “maggiore sobrietà negli uomini pubblici”, questa frase penso che possa riassumere nuovamente il pensiero di Don Livio, i condannati per reati di mafia, di concussione, di favoreggiamento delle prostituzione…ecc..ecc.. sono solo dei cristiani cattolici peccatori e perciò poco sobri, quindi una bella tiratina di orecchie, una serie di Ave Maria e Padre Nostro e tutto è perdonato, o per usare una definizione più vicina alla politica che alla religione , condonato.
Don Livio mi rivolgo a lei, rimanendo solo sul piano politico io nella politica italiana vorrèi solo persone sobrie, pulite, trasparenti….non persone “più sobrie”…e chi non lo è non farà mai parte della politica o chi non lo sarà più se ne dovrà andare….e tutto questo senza nessun colore o religione, ma si sa per Lei sono i numeri che contano …”meglio stare dalla parte dove ci sono piu cristiani”…peccatori …ma cristiani

Riporto di seguito un paio di pensieri di Papa Giovanni Paolo II con le quali difficilmente Don Livio potrà trovarsi d’accordo perché come lui dichiara nell’intervista:

La considerano un cattolico conservatore.
«Socialmente sono un mezzo sindacalista, come due dei miei sei fratelli. Sono per un’equa distribuzione della ricchezza. Ma non ritengo che la sinistra faccia per la gente più della destra. La ricchezza, per distribuirla, va prodotta. In teologia seguo l’ortodossia cattolica di Ratzinger

Giovanni Paolo II: “La giustizia è la salvaguardia del creato non possono che essere frutto dell'impegno solidale di tutti nel perseguire il bene comune”

Ha detto: “Il cristianesimo è l’unica religione vera”. Ma la Chiesa dialoga, è sfumata, relativista.
«Gesù è il solo salvatore del mondo. Buddha, Maometto, gli altri, sono uomini. Hanno frammenti di verità, ma solo Cristo è Dio. Loro sono marciti, l’unico risorto è Gesù».

Giovanni Paolo II:”Il futuro della pace nel mondo dipende dal rafforzamento del dialogo e della comprensione fra le culture e le religioni”

I voti della Chiesa ,dei Cristiani in Italia sono tanti, importanti a livello di numeri ed è per questo che il nostro dipendente presidente Silvio Berlusconi farà di tutto per non perdere mai i voti di queste persone, cosi cristiane, peccatrici ma cristiane è direi che con persone come Don Livio dalla sua parte può stare tranquillo……..o no??


“…..Ognun per se, Dio per semani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenicamani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontanoaltrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzanoMani che poi firman petizioni per lo sgomberomani lisce come olio di ricino, mani che brandiscon manganelliche farciscono gioielli, che si alzano alle spalle dei fratelliQuelli che la notte non si può girare piùquelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tv….”
Quelli che ben pensano – Frankie Hi Energy